I
Era una poltrona grezza, squadrata e ricavata dal legno. Si trovava fuori dall’ entrata di casa e fungeva da separè con l’ingresso dell’ appartamento dei vicini, due signori anziani. Quando giocavo mi piaceva esplorare una fessura laterale di quel pezzo di legno. Dentro, ogni tanto, mi capitava di scorgere qualche formica. Mettevo le dita in quel
piccolo
spazio,
ne palpavo la consistenza ruvida.
Percepivo la presenza di qualche briciola legnosa.
Guardavo dentro
finchè le mie pupille rimanevano
imprigionate
nel nero
di quella
stret
toia
le
g
n
o
s
a
by GZ’s

[15-22].2.2026
BEYOND THE LINE
Font: Helvetica
Sounds on Spotify: WOOD
Midjourney Prompt: abstract texture electronic artificial soundscape wood, timber, lumber, firewood experimental post minimal painting soccer ball --s 10 --ar 16:9
II
Ramaglia dell’ 11 agosto 2025 rimasta sul prato. Psg - Real: 4-0. Fabian Ruiz 6’,24’; Dembelè 9’. Ramos 87’. Dopo la Champions vinta contro l’Inter, nella semifinale della Coppa del Mondo per Club FIFA la squadra parigina continua nella sua opera di deforestazione bruta. Questa volta è il Real di Mbappè, di Vinicius jr. e del neoallenatore Xabi Alonso ad essere abbattuto dalla motosega Psg. Una squadra trita boschi che in questo momento fa girare al massimo la sua catena di organizzazione fluida, creatività ed efficacia. Il risultato? L’ abbattimento sistematico dell’ avversario di turno, tanto spettacolare quanto tagliente. Rumoroso a suo modo (vedi la finale di Champions con l’Inter) come il crepitio di un abete che si piega alla volontà del boscaiolo e che emana il suono della resa, un ultimo tonfo. In questo periodo di calcio antiambientalista stridono forti le parole di Simon Kuper e Stefan Szymanski che nel 2009 in Soccernomics[1] stilavano un interessante quadro socioeconomico del football mondiale. Ricordo molto bene il periodo in cui lo lessi: stavo svolgendo serenamente, a Vittorio Veneto, la seconda parte del ritiro precampionato con il Bari di Giampiero Ventura, stagione 2010/2011. Incuriosito dalla nuova uscita editoriale dell’autore di Calcio e potere[2], “passeggiavo” nella noia dei tanti dopocena fino al capitolo L’edicola nei sobborghi: dimensioni delle città e costi del calcio. In qualche paragrafo i due giornalisti spiegano i motivi per cui le grandi capitali europee (in riferimento al numero di abitanti) – e in particolare Londra Parigi e Mosca (ma anche Roma) – non hanno bisogno di vincere la Champions a discapito delle grandi città industriali (Milano, Manchester, Dortmund…).
Semplicemente una capitale ha meno da dimostrare rispetto a una città di provincia e ha motivi di orgoglio ben maggiori di una squadra di calcio. A Parigi il calcio conta ancora meno e uno può vivere tutta la vita senza sapere nemmeno che esista. E’ davvero improbabile che il PSG, il cui stadio non è neanche dentro la cerchia dei Boulevard Peripherique, diventi un fondamentale motivo d’orgoglio per i parigini.
Questa riflessione, che all’epoca mi rimase impressa[3], è risuonata roboante alla vittoria della Champions. Dimostrazione lampante di come, per cambiare le sorti sportive della squadra di una capitale, sia stato necessario un investimento economico fuori scala e non esente da molteplici implicazioni e tentativi. Al tempo però i due asserivano che sarebbe arrivato il momento in cui anche città come Londra (con il Chelsea in testa guarda un po'! L’ Arsenal, toh! Il Tottenham, forse!) e Parigi avrebbero inciso maggiormente sullo scenario calcistico europeo. Principalmente per il semplice fatto che nei decenni precedenti si sono alternati mutamenti sociali ed influenze politiche determinanti per le vittorie di certe squadre e in secondo luogo perché
anche Parigi ha qualche possibilità, perché ha quasi dodici milioni di abitanti e una sola squadra in prima divisione, il Paris Saint Germain, che non potrà essere gestita malissimo in eterno.
III
III.I.
La realtà dal sottosuolo[4].
Giustizia, Guardasigilli, conciliante, riforma, polemiche, Presidente, CSM, voto, separazione, rissa, discussione, toni, consultazione, referendum, si, fronte, no, pubblico, maggioranza, scudo, magistrati, indipendenza, Trump, corte, dazi, illegalità, U.S.A., furente, violento, 6 su 3, amministrazione, provvedimenti, vergognoso, condizionati, forze, decisione, assetto, 10%, rabbioso, indiscriminato, vigore, attaccare, affondato, emergenza, scavalcare, commerciale, vergogna, decisione, interessi, Wall Street journal, Liberation day, aziende, tariffe, contenziosi, accordo, merci, Bruxelles, imprese, cautela, responsabilità, amico, retorica, muscolare, Iran, concessioni, uranio, armi, negoziazione, linea, infruttuosa, minacce, martello, bombardamenti, siti, Israele, giornalisti, militare, pressione, funzionario, scenario, pazienza, opzioni, intervento, accettare, sostanziale, vendere, offerta, ministro, controproposta, colloqui, repressione, tira e molla, triste, 32000, elenco, vittime, accuratezza, prove, Mediterraneo, Persico, fallimento, cintura, sicurezza, invasione, Russia, Ucraina, guerra, civili, UE, pacchetto, sanzioni, esenzione, finanziamento, Budapest, petrolio, oleodotto, Ungheria, droni, Odessa, strutture, Domenico, ospedale, impianto, cuore, danneggiamento, sanitari, Monaldi, condizioni, Patrizia, spegnere, macchina, sedato, genitori, associazione, vittime, errori, medici, indagati, omicidio, inquirenti, catena, antivigilia, Bolzano, cuore sano, frigo monouso, ultima, generazione, equipe, vecchia, funzionante, sala operatoria, espianto, ghiaccio, insufficiente, sintetico, irrimediabilmente, malato, convinto, esaminare, troppo, tardi, organi, trapianto, poliziotto, Rogoredo, spacciatore, testimonianze, assistente, denaro, immigrato, 200 euro, 5 gr cocaina, poliziotto, omicidio volontario, omissione soccorso, pistola, salve, secondo, momento, Santi, studiare, posto, concorso, notai, documento, online, minuti, commenti, sessisti, concorso, carina, graziato, genio, annunciazione, file, esame, screenshot, polemiche, nomignoli, orali, commissione, commenti, ambigui, piede di guerra, cassazione, notai, professori, PD, notarile, imparzialità, opacità, inaccettabile, misure, credibilità, correttezza, replica, sterile, polemiche, normativa, gestione, logistica, vigilanza, relazione, nota, autorità, annullamento, Corona, copertura, principe, Andrea, linea, successione, scandalo, monarchia, tentativo, esclusione, trono, terzogenito, Harry, William, infangare, Downing Street, disegno, legge, terremoto, scatto, espressione, occhi, cella, accuse, foto, mail, feste, minorenni, soffiate, finanziere, pedofilo, illecita, Epstein, 2010, informazioni, riservati, documenti, governo, investigatori, auto, civetta, Royal Lodge, duca, perquisizioni, BBC, isole, abuso, sfruttamento, voli private, Lolita, Olimpiadi, memorabile, Anterselva, biathlon, storie, Vittozzi, Wierer, medaglie, oro, argento, skicross, finale, doppietta, De Romedis, Tommasoni, sciatore, presente, futuro, 29 medaglie. Campionato, anticipi, Juventus, Lecce, Cagliari, Gravina, grazia, Kalulu, turno, Torino, Como, cerotti, rivoluzionare, Bremer, carattere, errori, fetta, stagione, strappare, Roma, big match, Fabregas, assenze, più 10, Inter, Martinez, Derby, Chalanoglu, Salento, Chivu, trascinatori, Pio Esposito, baby, giallorossi, positiva, retrocessione, Frattesi, Di Marco, Lazio, 3 – 0, Sassuolo, caduta libera, Hellas, Pisa, vittorie, 14, dicembre.
III.II.
I germogli che vengono alla luce.
La terza pagina del Corriere della Sera[5] è Sergio Mattarella che si fa sentire mettendo equilibrio al match del Referendum. La sua moral suasion silente nel CSM è un azione solitaria che in undici anni di Quirinale non si era mai visto da parte del Presidente. Segno inequivocabile che il gioco politico referendario ha assunto un tono violento. Proprio lui, nella mattinata che lo ha visto protagonista a palazzo Bachelet, ha tirato una riga comunicativa da non oltrepassare: è intervenuto a difesa di un non sempre impeccabile CSM invocando rispetto dalle altre istituzioni. Pretende un doveroso abbassamento dei toni – il riferimento inequivocabile va al sistema para-mafioso utilizzato dal Guardasigilli Nordio nei confronti del Consiglio – necessario per regolare l’equilibrio della partita che, ben distante dal triplice fischio del voto, si preannuncia ancora intensa, fallosa e poco spettacolare.
III.III.
La Sansevieria cylindrica è una pianta originaria del Kenia e nota anche come lancia africana. Le foglie sono lunghe, rigide tubolari e carnose di colore verde scuro. Le temperature ottimali per la sua sopravvivenza si aggirano intorno ai 13-18°C, ma la S.c. sopporta bene anche il caldo. In ogni caso, la temperatura non deve scendere al di sotto dei 10° C per più di due giorni consecutivi altrimenti il rischio è quello di creare lesioni sul margine delle foglie. Ha bisogno di molta luce (indiretta nelle ore più calde). Per quanto riguarda le annaffiature, è da considerare la Sansevieria alla stregua di una grassa da annaffiare solo quando il terriccio si asciuga: meglio non esagerare con l’acqua, la pianta marcirebbe. Non ama gli ambienti umidi e, di conseguenza, va evitata la nebulizzazione. Generalmente si rinvasa nel periodo che va tra marzo e aprile utilizzando un buon terriccio fertile. Per assicurare un drenaggio consono dell’acqua di irrigazione è buona consuetudine sistemare sul fondo del vaso dei pezzi di coccio. Durante il periodo primavera – estate la Sansevieria va concimata una volta al mese con un buon fertilizzante liquido. Mentre nella fase autunno – inverno, è d’obbligo sospendere le concimazioni. E’ molto raro che fiorisca in appartamento: i fiori sono piccoli e non particolarmente decorativi.
IV
IV.I
Quando ho appeso gli scarpini al chiodo ritrovandomi di lì a pochi giorni a svolgere il ruolo di collaboratore tecnico, mi sono interrogato, ovviamente, su quali fossero gli aspetti del mestiere che potevo trasferire ai calciatori con i quali lavoravo. Potevo mai insegnare ad un attaccante esperto come l’arte di muoversi tra le linee? Potevo mai spiegare ad un terzino il sincronismo utile per una sovrapposizione? Si certo, “a grandi linee” le conoscenze assimilate in vent’anni potevano fungere da fondamenta pseudo enciclopediche sulle quali costruire i primi discorsi da allenatore. Ma qual’ era realmente l’argomento di cui ero padrone? Senza dubbio. L’ intercettamento. E a cascata, tutti gli altri principi tattici individuali, difesa della palla, contrasto e così via. Ho sempre provato un amore profondo per questa “singolarità” tecnica: l’intercettamento è il gesto nel quale sento di identificarmi e dal quale ho attinto le mie fortune professionali da incontrista, da chi rompe l’azione, da chi spezza le trame avversarie. Da portatore d’acqua, da diga o da frangiflutti, da filtro di metà campo. Con tono dispregiativo, per un illustre ex-collega[6], da falegname. Da semaforo rosso, per alcuni tifosi baresi. In inglese: da disruptor. Una concezione del ruolo puramente tesa al difendere.
IV.II.
Artigiani dell’ alternative music.
Richard Skelton. The Complete Landings (2011). Chitarra, violino e natura.
Bonnie Prince Billy. The Letting Go (2006). Folk rock dai vaghi accenni elettrici.
Flying Saucer Attack. S.T. (1993). Rural psychedelia.
V
V.I.
Era da tempo che non notavo una polemica così forte. Nata con un passaggio intercettato da Bastoni, cresciuta con la successiva ed immediata simulazione e abbattuta con l’intervista del diretto intervistato nella quale ammette di aver accentuato la caduta al contatto con Kalulu. E di aver esagerato con il comportamento successivo (l’esultanza, utile a gettare ulteriore benzina). Reazioni perentorie, interviste scricchiolanti su più fronti, domande, risposte e opinioni nel lasso di quarantotto ore. Un susseguirsi fitto di dichiarazioni e approfondimenti, di segate che ri(de)finiscono vecchi rancori. Moralismi e falsi perbenismi. Si sono scomodati in tanti a più livelli. Allenatori ed ex giocatori, dirigenti e politici. Su tutti si ergono i nomi di Enrico Letta, Ignazio La Russa e Roberto Saviano. Manca solo Papa Leone XIV. Dispiace che non abbia ancora rilasciato una dichiarazione a tal proposito. Dal suo ruolo, un taglio cattolico della questione potrebbe essere salutare per l’ e(ti)cosistema del calcio.
V.II.
Detta in parole grezze. Da ex calciatore che è andato in campo con il principio di sfidare (lealmente) e non di sfidare (fregando[7]), mi limito a riscrivere il punto 6 dell’articolo Arbitri presente in questo sito. Non si tratta di Bastoni ma è collegato alla più ampia vicenda delle simulazioni. Niente di eccezionale, qualche frase che condivido in toto, a distanza di qualche anno, con l’autore dell’ epoca.
Ad esempio. I simulatori, quelli puri e non contaminati dall’etica sportiva. Quelli dei tuffi finti, dei colpi inventati, delle manate fasulle. Mi “disturbano”. Sono presenti in percentuale minima ma ci sono, eccome se ci sono. Provo un senso di, chiamiamola, repulsione momentanea nei loro confronti. Ѐ difficile da spiegare, ha a che fare con i principi di lealtà (non solo miei) che cozzano quando vedo certe scaltrezze, astuzie, furbizie quelle che in Italia vengono quasi tollerate, giustificate. Le simulazioni. Quelle che mettono in difficoltà gli arbitri. Anche io una volta, ho simulato. L’unica volta in cui tentai di portare a casa un intervento falloso inesistente provai vergogna per me stesso. Me lo ricordo bene: vergogna per me stesso. Non so perché lo feci, di certo a forza di vederlo fare dai colleghi, ho avuto la brillante idea di cimentarmi in una performance attoriale scadente proveniente da un copione motorio venuto male.
Sposto la palla verso la linea laterale, un avversario nemmeno mi contrasta ed io, che non sarei più stato in grado di recuperare quel pallone destinato ad un fallo laterale a sfavore, mi tuffo con un’interpretazione tanto finta quanto pessima.
Non andò a buon fine quel gesto, ma andò a buon fine il mio ingresso temporaneo nel mondo della simulazione, mondo nel quale la lealtà verso gli avversari è inesistente. Ho ancora il ribrezzo, a pensarci bene. Non che sia un peccato mortale per carità, non vorrei essere frainteso, ma ciò mi disturba. Una volta contro la Juventus incontrai Krasic, un esterno offensivo di fascia che aveva l’abitudine di cadere senza motivo. Quella volta, di nuovo, simulò. Nella congestione emotiva della partita lo guardai negli occhi e gli urlai di tutto. Ce ne sono di simulatori in giro. Seriali. Pronti a contagiare anche i compagni. Quelli bravi a fingere. Quelli che quando si rialzano guardano altrove. Quelli che fanno finta di niente. O quelli che la simulazione ce l’hanno in un dna manipolato da insegnamenti tossici e che, con i loro automatismi comportamentali (culturali), prendono per i fondelli te, l’arbitro, e tutti coloro che guardano la partita. Incapaci di capire che a conti fatti il loro agire dà e toglie. Dà e toglie. Nello stesso modo in cui dà e toglie a chi rispetta una certa etica sportiva.
Dunque, come credo si evinca, non amo la simulazione. E, riallacciandomi a Bastoni, quando vidi il replay dell’episodio incriminato, per qualche secondo, provai una fisiologica rabbia[8].
V.III.
Una montagna di trucioli. E’ questo quello che ne è uscito da una polemica lavorata per bene dagli appassionati, dagli sfegatati, dagli addetti ai lavori e dai fomentatori. Polemica che ha mischiato molteplici residui: da una parte ceppi dalle venature storiche che si infiammano facilmente e che surriscaldano ambienti moralistici mai fuori stagione. Dall’ altra un flusso di segatura di basso livello che si accumula a grumi sulla pavimentazione delle chiacchiere di calcio. Quel che mi sento di dire, a tal proposito sono tre cose. La prima: niente squalifica ma una multa per chi simula[9], che ne so, il 30% del bonifico mensile[10]. Soldi da investire nella beneficenza, a chi non simula dolori inesistenti e temporanei. Il tutto ovviamente circoscritto in casi sui quali si può codificare un intervento del Var. La seconda: quello che alla fine ne esce meglio in tutto questo compensato verbale e comportamentale accatastato malamente è lo stesso Bastoni che almeno ha ripulito – anche se con un ritardo comunicativo obbligato – la polvere accumulata con il suo agire (condizionato dal contesto di campo). Terza ed ultima: ne ho lette di tutti i tipi. Di norma, l’ideale è attenersi all’essenziale senza farsi trascinare da eccessiva emotività. In modo da incorniciare tutto dentro un quadro da appendere al muro dei ricordi, in cantina.
Inter Juventus, 42° minuto di gioco, Bastoni e Kalulu sono ammoniti. Kalulu tocca con la mano il fianco sinistro di Bastoni. Bastoni al contatto cade a terra in modo sproporzionato rispetto alla gravità del tocco. L’arbitro La Penna fischia il fallo per il difensore dell’ Inter. Mentre estrae il giallo per Kalulu, Bastoni chiede l’ammonizione. La Penna estrae il rosso per Kalulu.
Si dice che la partita sia stata falsata. Forse, per non falsarla o meglio per non renderla squilibrata, l’ideale sarebbe stata l’espulsione di entrambi i calciatori. Kalulu per il tocco (ormai La Penna aveva visto così e non poteva rivolgersi al VAR) e Bastoni per aver richiesto platealmente l’ammonizione dell’avversario. 10 contro 10, senza due difensori e tutti scontenti. Ma la partita avrebbe avuto un proseguimento più lineare. Fine.
V.IV.
La base non è in bolla, il soffitto gronda pioggia. Le assi non combaciano. Le finestre non si chiudono. Non si aprono. Le pareti marciscono. I giunti non tengono. Gli appoggi falliscono. Misure sbagliate. Attrezzi dentro e fuori il cancello. Fuori e dentro. Il rumore del motore acceso, Il rumore del motore spento. Il martello, non puoi starci penso. Le travi non reggono. Le assi si piegano. I tarli la rodono. I topi la invadono. E negli spigoli. Nidi di ragni. Colonie di cimici. Errori e squilibri. Scendi all’automatico col bancomat. Dieci litri di benzina in una tanica. Saluti un conoscente e sali in macchina. Sorridi. Alla tua soluzione drastica. Questa casa di legno che osservi bruciare. Apre altre strade. Apre altre strade. Apre altre strade[11].
Il cielo è sereno a Torino. Il termometro segna 10°C. Oggi è lunedì 23 febbraio 2026.
Per giudizi o commenti:
[1] Calcionomica. Meraviglie segreti e stranezze del calcio mondiale, ISBN 2009.
[2] A tal proposito per chi vuole approfondire l’argomento è uscito Futbolitica di Ramon Usall (66thand2nd, 2026).
[3] E che fino a pochi giorni fa, nelle disquisizioni calcistiche con amici, utilizzavo come ragionevole spiegazione dell’assenza di trofei Europei del Club parigino.
[4] Parole catturate da un Tg tra il 15 ed il 22 febbraio 2026.
[5] Una cosa che mi viene in mente… facevo anche i corsi per allenatori… esagerando anche un po' dicevo… leggi la terza pagina del Corriere della Sera.(Simone Pianigiani).
[6] Campionato di Serie A 2010/2011. Intervengo in tackle deciso. Il centrocampista mi apostrofa con un falegname. Non mi piace come giochi, sei un falegname, mi dice. Saranno stati una decina di secondi, su per giù. Di una partita scialba, noi in dieci loro in 11. In quel lasso di tempo morto, per allentare la tensione, ragionai sulle parole che mi erano rivolte. Pensai alla categoria dei falegnami e pensai che anche quella categoria avesse una sua dignità. Come del resto anche la categoria dei boscaioli. Il problema risiedeva proprio per aver utilizzato questo tronco metaforico con il quale spesso e volentieri gli incontristi vengono associati.
[7] Da Treccani: ingannare, truffare, farla in barba a qualcuno, recargli danno.
[8] A scanso di equivoci. Non sono né interista ne juventino ne milanista (lo ero da bambino). Tifo per le squadre con cui ho giocato. Ed infine, rimanendo sul gioco, tifo per il gioco leale. Per questo ho sentito un incazzatura interna, per lo sport e per i ragazzini che prendono nota.
[9] Simulazione acclarata con il criterio della sensibilità spiccia ergo: lo vedrebbe anche un appassionato di cricket che quello sta facendo finta.
[10] Nel caso di Bastoni la sanzione ammonterebbe a 135 mila euro circa.
[11] Testo della canzone Casa di legno dei Bachi da pietra, 2007.
