FORZATURE

FORZATURE.

Partiamo da questo documento, una foto che mi ritrae sfiancato dal caldo opprimente. E' stata scattata da Maurizio Dreosti il 15 agosto 2012 allo stadio di Mondovì durante un’ amichevole giocata alle 15 del pomeriggio. Si può notare, sotto il labbro inferiore, una sorta di biancore liquido che rappresenta un concentrato di sudore e crema solare. 

Direi che rappresenta al meglio il bollore di questa estate!!!!

 

Poteva capitare. E’ capitato. Dopo ventidue anni di professionismo nel mondo del calcio, mi ritrovo per la prima volta ad essere svincolato da qualsiasi contratto lavorativo. Disoccupato, in soldoni. Purtroppo non ho trovato la soluzione idonea alle mie esigenze ed obiettivi da allenatore e dunque, l’ estate ha avuto un andamento anomalo rispetto agli anni precedenti: niente ritiro in montagna e niente tournee in Giappone e Stati Uniti! Al loro posto un buon numero di “colloqui di lavoro” e molto, molto…

tempo libero

Nonostante ciò non mi sono abbattuto tant’è che la quotidiana sbirciatina sullo smartphone per capire cosa propone il mio motore di ricerca tra le notizie più interessanti non me la sono fatta sfuggire. Leggo un titolo a caso che può incuriosire anche le menti più disinteressate:

“Il climatizzatore in ceramica che raffresca l’aria di almeno 9 gradi senza elettricità”

E dunque eccoci. Qualche riflessione sulle chicche calcistiche di questa calda e asfissiante estate. Chicche che credo abbiano in comune una sorta di forzatura dettata da contingenze e motivazioni varie.

 

BONUCCI.

Sulla situazione contrattuale e professionale del difensore juventino, con il quale ho avuto l’onore di giocare a Bari, se n’è parlato vivacemente per la piega apparentemente “scomoda” che ha preso la vicenda (l’invio della Pec da parte di Leonardo), con un botta e risposta tra Associazione Italiana Calciatori, Juventus e Asso Agenti oggettivamente forzato. Da una parte abbiamo il calciatore fuori dal progetto tecnico della Vecchia Signora che si allena a parte e che sta entrando in una delle ultime fasi della sua vita da atleta. Una fase che non è facile da assimilare. In primis perché vorresti ancora dimostrare che “ci sei” e che “sei ancora in grado di dire la tua” e in secondo luogo perché proprio questi ultimi tizzoni di egocentrismo si scagliano violentemente sui limiti fisici che il tuo corpo impone. E il corpo, soprattutto ad una certa età, non mente. Vedendolo giocare dal vivo, lo scorso anno, in due partite di livello europeo era evidente la sua condizione non più brillante come un tempo. I tempi di recupero dalla fatica aumentano e gli infortuni sono sempre dietro l’angolo. L’importante è saper accettare la propria decadenza. Dall’altra parte invece abbiamo una società che vuole disfarsi di uno dei suoi calciatori più rappresentativi e che non si fa problemi a utilizzare tutte le armi lecite che l’Accordo collettivo stabilisce per convincere il professionista di turno a rimodulare i propri propositi sportivi. In mezzo a queste due parti si è inserita l’ inaspettata presa di posizione del Presidente dell’ Aic Umberto Calcagno che ha voluto ribadire la vicinanza al calciatore parlando di condotte illegittime, di dignità calpestata e di gravi danni professionali (fonte: Skysport). Piccata e immediata la reazione di Aiacs la quale ha rivolto un monito a Calcagno circa la sua mancata presenza per analoghi casi affrontati dai calciatori con meno enfasi mediatica (fonte: Tuttosport). Fermo restando che queste situazioni, in piena estate, sono quasi all’ordine del giorno nel calcio professionistico minore e che vuoi o non vuoi in un modo o nell’altro una soluzione la si trova spesso e volentieri se ambo le parti lo vogliono, trovo alquanto curioso che questo caso in particolar modo abbia una risonanza mediatica importante. Credo inoltre che il tutto sia dettato da una forzatura alla cui base sta un eccesso di ego di Leonardo che non accetta tale trattamento  (d’altronde dopo tanti anni passati da protagonista nessuno avrebbe mai immaginato un epilogo a carte bollate con la Sua squadra) più che da un reale caso di condotta della Juve che calpesti la dignità del calciatore. Credo infine che tanta mediaticità potrebbe essere utile se, in caso di dignità calpestata acclarata, la situazione di Bonucci sia da esempio per migliorare eventuali casi analoghi che ogni tanto vengono alla luce ma che non hanno la risonanza mediatica che può avere questo caso specifico. Il buonsenso dopotutto è sempre un ottimo consigliere.

 

 

MANCINI.

Inaspettate. O forse non del tutto. Le dimissioni del Commissario Tecnico Roberto Mancini hanno aperto una crepa nascosta (ma non troppo) nelle pieghe poco fortunate della Nazionale. Anche in questo caso, annusando quei pochi commenti e notizie che ho letto, l’invio di una Pec è stato il gesto che ha definitivamente compromesso il rapporto tra Mancini e Gravina. Un rapporto che sembrava solido dopo le ultime nomine su Staff tecnico e nazionali giovanili ma che in realtà ha mascherato una condizione a dir poco precaria. Difficile da commentare. Più facile credo sia osservare il percorso della Nazionale dopo l’Europeo, un percorso evidente a tutti e che ha de-stabilizzato la squadra in una sorta di leggera ma persistente apnea in termini qualitativi. In tutto questo deve aver influito una sorta di rilassamento emotivo non solo da parte degli artefici di quella splendida vittoria ma di tutto il movimento calcistico italiano convinto che la strada intrapresa per riacciuffare il Mondiale fosse quella giusta, attraverso un gioco meno italiano dei precedenti che ci ha consentito di raggiungere la vetta europea (solo dopo i calci di rigore risultati necessari in più di una partita). Ed eccoci alla forzatura. Le dimissioni di Mancini avvengono dopo più di un anno di distanza dalla partita contro la Macedonia, dopo partite meno brillanti degli scorsi anni e dopo una linearità che sprigionava maggiore piattezza tecnica e che ha avuto il suo picco quando si doveva portare a casa qualcosa ergo la qualificazione al Mondiale. La domanda che tutti si pongono è: non poteva dare le dimissioni quando la qualificazione è andata persa? Dal mio modesto punto di vista sarebbe stata la scelta migliore semplicemente perché scelta naturale. Difficile senza dubbio. Ma naturale. In termini spicci: raggiungi l’obiettivo? Si va avanti. Non lo raggiungi? Dimissioni. Lo so, è un discorso schietto che magari pecca in semplicismo ma probabilmente il più concreto e razionale possibile. Se lui si fosse dimesso, sarebbe stata una scelta naturale. Non avendolo fatto Mancini è andato in-contro ad una costrizione lavorativa che si è, in parte, riversata su un mood ambientale parzialmente saturo di incertezze e dubbi. Non totalmente compromesso ma contagiato da sensazioni meno positive del passato. Lo si percepiva chiaramente dalle prestazioni, dai gesti e da tutti quei piccoli dettagli e commenti che non ultime le partite in Nation League hanno evidenziato senza ombra di grossi dubbi. E la forzatura delle dimissioni, che a quanto pare nei modi e nei tempi appare inusuale e sorprendente, è la definitiva chiusura di un capitolo che probabilmente doveva chiudersi prima. E se c’è l’Arabia di mezzo…

 

ARABIA.

Ebbene si. Tutti in Arabia! Tutti. Per non dire quei pochi calciatori (una trentina circa se non erro) che hanno fatto le valigie con destinazione Roshn Saudi League. Al di là del fatto che leggendo ingaggi e bonus di Neymar e soci una riflessione nel ruolo di aiuto-magazziniere per uno dei più importanti club sauditi la sto facendo anche io, confesso senza remore che se fossi ancora in attività, nel prime della mia carriera professionale, mi accontenterei di molto meno (parleremmo comunque di milioni di euro…). Ma sarei irremovibile su un bonus in particolare: niente ville o donne delle pulizie ma un approvvigionamento di polenta e schiz quotidiano provenienti dalle migliori latterie bellunesi. Scherzo! Checché se ne dica trovo anche questa migrazione calcistica una forzatura poco produttiva: non esiste un equilibrio economico di fronte a tali trattative. Per ciò la reputo forzata. Un calciatore che decide nel pieno della sua esperienza di trasferirsi in un campionato meno competitivo, in crescita, ma ancora indietro rispetto all’Europa è una forzatura che farà sicuramente bene al conto corrente del calciatore ma sarà controbilanciata da un impoverimento sportivo che smorza qualsiasi velleità competitiva. E il primo a risentirne è la competizione stessa, che non riuscirà ad avere prestazioni calcistiche desiderate. Il calcio, in questo caso, diventa più lavoro. E meno sport. Per il resto, almeno nei primi anni, non credo che quella competitività e splendore sognato dagli sceicchi sarà visibile (escludendo le proprietà europee come il Manchester City e qualche altra potenza) e non credo nemmeno che il calcio europeo subirà grossi stravolgimenti relativamente alla qualità del prodotto venduto agli spettatori. Non sempre le cose cambiano. E quando cambiano ci vuole del tempo.

Stay tuned!!! Anche perché quest’anno spero (in parte) di avere tempo per scrivere su questa pagina!!!

 

 

Letture

Alfonso Fasano. Pep Guardiola, il calcio come rivoluzione infinita. 66thand2nd. pag. 296.

Mark Danielewski. Only Revolutions. 66thand2nd. Pag.360.

Ascolti

Daughter. Stereo mind game. 2023.

Washed Out. Within and without. 2011.