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TEMPI INCERTI

TEMPI INCERTI

Sono tempi incerti. Molto incerti. Si vive alla giornata. Inutile programmare, inutile prevedere quando si potrà ritornare a un barlume di normalità. L’inesorabile avvicinarsi di un pericolo microscopico capace di sconquassare il mondo intero ci ha ridotti alle quattro mura di casa nostra nell’arco di pochi giorni. Quattro mura che sono diventate il rifugio domestico dove attendere che tutto si risolva al più presto. Appariva distante quanto bastava qualche settimana fa, il virus. Wuhan 11 milioni di abitanti sembrava un nucleo distinto e circoscritto: poi il centro dell’attenzione si è spostato all’ ospedale Spallanzani. Nel disinteresse spensierato e in taluni casi ironico con uno scatto improvviso la focalizzazione pubblica è giunta in un piccolo paesino del lodigiano, Codogno, poi a Vò Euganeo. Quarantena, polizia, divieti di uscita. Supermercati svuotati dal panico generalizzato. Prime ordinanze, prime mascherine. Successivamente è stato il turno della Lombardia il motore economico italiano diventata zona rossa, oltre ad altre 14 province. Infine l’Italia intera si è riscoperta epicentro di una pandemia che ora si espande nelle altre nazioni, negli altri continenti. Il Covid 19 è diventato un nome familiare, sulla bocca di tutti, al pari degli smartphone di ultima generazione. E’ acclarato che l’emergenza epocale che stiamo vivendo sia un evento che comprime il nostro stato d’animo, lacerandolo come una abrasione che brucia fastidiosamente, che pulsa e che ha bisogno di tempo per rimarginarsi. Rinchiusi e responsabilizzati a rimanere nel nostro casalingo girovagare attorno alle preoccupazioni sempre quelle e anche di più assistiamo alla televisiva conta dei morti, numeri assoluti che crescono in maniera esponenziale, con il grafico di una curva diventato appuntamento fisso come le dichiarazioni dei virologi che ci confondono nelle loro analisi diverse e a volte contradditorie. La politica italiana sembra unita almeno in questo caso, decreti, ordinanze e manovre stilate un giorno sì due giorni no. La sanità pubblica evidenzia problematiche conosciute, i carcerati sono in rivolta. I divieti non vengono rispettati. Si corre nei parchi. Si canta dai balconi. L’economia mondiale crolla, piccole e medie imprese chiudono, la crisi fa breccia su tutti i fronti. Siamo in guerra dicono, sembra un film di fantascienza sentenziano. E tutto così assurdo, e tutto così surreale. Tutto così reale. E noi che assistiamo impotenti e impazienti al calare del tempo viviamo in una realtà compressa dalle libertà negate. I social sono diventati una moltitudine di fonti di informazione e l’incertezza che già pervade le nostre vite viene alimentata dalla confusionaria e turbolenta miriade di aggiornamenti che inclinano la nostra attenzione alla ricerca di conforto. Distrarsi in qualche modo, è diventato un palliativo necessario alla grigia (in molti casi nera) stasi a cui siamo costretti. La noia vaga a fasi alterne. Gli ammalati muoiono. I medici bergamaschi sono sfiniti. I dottori sono finiti. Vengono aperte nuove sezioni di crisi. L’oppio dei popoli, il calcio, riduce drasticamente il suo narcotico raggio d’azione.

Una luce flebile che stenta a rimanere viva, sembra lo sport in questo momento. Il calcio anche lui è costretto ad arrendersi come tutte le altre discipline. I campionati sono fermi, serie A B C sono temporaneamente sospesi. Idem i tornei dilettantistici e del settore giovanile.  Prima del definitivo stop un andirivieni di capovolgimenti, decisioni e smentite ha caratterizzato i giorni antecedenti al blocco dell’Italia intera obbligando le alte cariche sportive a dover accettare la gravità della situazione e a piegarsi al volere del buon senso. Gli enormi interessi economici, i diritti televisivi, il calciomercato e tutte le questioni tecnico tattiche condite di gossip pallonaro che prima strabordavano nei salotti televisivi e sui giornali, ora sono ridotti all’osso: i palinsesti sono saltati e il circo che attornia lo sport nazionale più seguito si è impantanato nella melma del niente, in attesa di un futuro incerto e non programmabile. Alcuni calciatori sono risultati positivi al Covid 19, le squadre hanno smesso di allenarsi. Intanto l’Uefa ha posticipato di un anno gli europei. Il fenomeno mediatico ripropone se stesso in tutte le forme possibili: repliche speciali repliche di repliche speciali su speciali di finali, campioni, approfondimenti. videochiamate. Lo stallo è totale. Le notizie, poche, si limitano a freddi comunicati sulle scelte delle Leghe, delle associazioni e delle società, sulle possibilità di ripartenza dei campionati. Previsioni, illusioni per concludere la stagione. Si incentiva alla beneficenza. Si dice, la salute prima di tutto. Perciò niente allenamenti. Alcuni calciatori sono in quarantena, il resto rimane costretto a casa, qualcuno evade dall’isolamento.

 #Io resto a casa.

Io resto a casa. Come tutti, credo. Dicono che ci sia ancora troppa gente in giro, per quel che vedo dalla finestra in effetti, si potrebbe fare meglio. Qui ad Alessandria l’appartamento è grande quanto basta per vivere in maniera confortevole. Sono fortunato. Da quando è iniziata la crisi, tutto sommato non mi annoio: c’è sempre qualcosa da fare. Aiuto le mie figlie a fare i compiti, mia moglie nelle faccende quotidiane. Il pomeriggio studio. Scrivo. La sera leggo, guardo la televisione, sbircio su Instagram, posto la foto di qualche libro, costruisco Lego assieme alle altre 4 donne. Terrence pretende le coccole e ogni volta che mi sdraio sul letto si appoggia sul mio braccio e comincia a fare le fusa. E oltre a ciò, mi alleno. Ho un programma personalizzato che i nostri preparatori atletici ci hanno consegnato. Cerco di rispettarlo nei limiti delle restrizioni imposte: mi aiuta nell’impresa una cyclette da battaglia, dei pesi da 8 kg degli elastici e un piano instabile. Svolgo del lavoro aerobico, forza per gli arti inferiori, stretching, posture, allenamento funzionale. Prevenzione, esercizi propriocettivi. Addominali. Le sedute si alternano tra forza e resistenza. Il minimo indispensabile per mantenere le basi al rientro, quando tutto finirà. La chat della squadra ogni tanto squilla: comunicazioni del team manager, simpatici meme, pdf dei decreti, battute per sdrammatizzare il periodo. E’ diventata il vero e proprio spogliatoio virtuale che si elettrizza a fasi alterne; alcuni miei compagni sono molto attivi, altri sembrano aver disconnesso il proprio profilo e siano scappati su altri lidi comunicativi. Per il resto cerco di evitare troppi tg e attendo pazientemente nuovi positivi sviluppi che sembrano sempre tardare. Mi chiedo quali possano essere gli scenari sulla conclusione di questa stagione sportiva: difficile a dirsi, ci penso qualche secondo, poi smetto. Prima di questo, sono ben altri i problemi che vanno risolti. E’ domenica 22 marzo, fuori suonano le campane, passa un’automobile. Un cane abbaia.

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