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WORLD CUP

Il design è classico ed essenziale. Il colore, nero. Tre strisce bianche sono cucite ai lati. La tomaia in pelle di canguro, morbida, è attraversata da cuciture rinforzate mentre sulla linguetta d’allacciatura è ricamato il nome di marca e modello. Le stringhe, nere anche loro, sono resistenti e talmente lunghe che è possibile allacciare la scarpa come si faceva una volta, facendole passare al di sotto della pianta e mantenendo così l’allacciatura ancora più salda al piede. La calzata è comoda, robusta e allo stesso tempo offre un’ottima sensibilità nel contatto con il pallone. Più pesante rispetto alle scarpe presenti in commercio, compensa questo “difetto” con una durabilità superiore. Sotto la pianta presenta 6 tacchetti in ferro: due posteriori da 13mm mentre i 4 anteriori sono da 11. Costo non elevato: 140 euro. Questa è la scarpa delle mie partite ufficiali. La Adidas World Cup, taglia 45 e 1/3 made in Germany. La utilizzo da quasi 15 anni e credo di essere rimasto uno dei pochi (forse l’unico), nelle serie calcistiche maggiori, ad usufruire della sua qualità ed efficacia. Ricordo ancora la prima volta che la comprai. Provala, mi disse Claudio tifoso del Bari e proprietario di un piccolo negozio di articoli sportivi, è la migliore, lo dicono tutti. Era il mio primo anno nel capoluogo pugliese, avevo 21 anni e mi ero stufato degli obblighi contrattuali imposti dallo sponsor tecnico che mi stava per scadere: dato che i tempi stavano cambiando e giocoforza le grandi aziende cominciavano a marcare stretto le scelte dei calciatori, volevo decidere io di mia spontanea volontà e senza pressioni esterne, quale scarpa utilizzare. Ed il primo passo fu quello di andare alla ricerca del meglio che offriva il mercato. Di certo fu che quando mi trovai di fronte a tanta comodità, pensai subito che quella sarebbe stata la mia scelta. Definitiva. Il modello calzava così bene che non c’era il benché minimo bisogno di sformarlo se non solo per qualche minuto sotto l’acqua calda. Questo involucro di cuoio, nato nell’ 82, famoso e venduto in ogni angolo del pianeta, mi ha accompagnato in tutta la mia esperienza calcistica, ogni domenica, sui campi di gioco della penisola e di qualche stadio europeo. Non mi ha mai tradito in più di 400 partite, mai una vescica, mai nessun tipo di problema. E per un calciatore, avere una scarpa che garantisca continuità di prestazioni e che non “inciampi” in nessun terreno è basilare. Oltretutto, il grip garantito dai 6 tacchetti è un altro pezzo forte di questo prodotto longevo che non ha bisogno di ulteriore pubblicità. Sono stato tentato di tanto in tanto da qualche interessante proposta commerciale e senza dubbio le alternative presenti che ho avuto modo di testare sono più che valide. Ma d’altra parte ognuno ha i suoi gusti e le sue esigenze e le sensazioni individuali soprattutto sotto questo punto di vista fanno la differenza. Non scambierei nessuna scarpa con quella che ho sempre utilizzato e a cui sono affezionato. La amo e so di poter contare su di lei: la sua semplicità estetica tirata a lucido dai magazzinieri descrive anche il mio stile di gioco non propenso a virtuosismi tecnici ma, sempre nei miei limiti, agli essenziali interventi che contraddistinguono un calciatore dalle mie caratteristiche; dai passaggi semplici ai tackle e scivolate, la World Cup mi ha sempre assicurato costanza, sicurezza e protezione, fattori imprescindibili per gli scontri agonistici dei 90 minuti. Certo, non è una scarpa innovativa e prodotta con materiali di ultima generazione: probabilmente il modello retro ancorato ad uno stile vintage può creare ilarità e risate da spogliatoio, ma credetemi, non potrei fare a meno di un attrezzo da lavoro così semplicemente perfetto e unico. Anche perché è l’unico che mi ricorda tremendamente i tempi spensierati nei quali il calcio era solo e puro divertimento.

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