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IL DISCORSO CHE NON TI ASPETTI

Bari, Campionato di B, 2008 2009. Metà ottobre o giù di li. Venivamo da due sconfitte consecutive nell’arco di tre giorni contro l’Avellino al Partenio e il Sassuolo al San Nicola. Quest’ultima fu una partita senza storia, un 3 a 0 che aveva rallentato bruscamente il processo di crescita della squadra e che era definibile come una “legnata sui denti”. Fu sorprendente il discorso di mister Conte il giorno dopo la partita: nella riunione che convocò in spogliatoio, a differenza di altre occasioni nelle quali non faceva mai mancare la sua decisa visione delle cose, utilizzò per la prima volta un atteggiamento ben più morbido e comprensivo. Come era suo solito chiese opinioni riguardo la prestazione fornita dalla squadra, a chi a giocato e a chi no. E poi, dopo un confronto che durò almeno una ventina di minuti iniziò un discorso che sfociò oltre i confini delle argomentazioni professionali: lesse una celeberrima poesia di Joseph Kipling scritta a fine 800 intitolata “Se”.   

 

Se saprai mantenere la testa quando tutti intorno a te
la perdono, e te ne fanno colpa.
Se saprai avere fiducia in te stesso quando tutti ne dubitano,
tenendo però considerazione anche del loro dubbio.
Se saprai aspettare senza stancarti di aspettare,
O essendo calunniato, non rispondere con calunnia,
O essendo odiato, non dare spazio all'odio,
Senza tuttavia sembrare troppo buono, né parlare troppo saggio;

Se saprai sognare, senza fare del sogno il tuo padrone;
Se saprai pensare, senza fare del pensiero il tuo scopo,
Se saprai confrontarti con Trionfo e Rovina
E trattare allo stesso modo questi due impostori.
Se riuscirai a sopportare di sentire le verità che hai detto
Distorte dai furfanti per abbindolare gli sciocchi,
O a guardare le cose per le quali hai dato la vita, distrutte,
E piegarti a ricostruirle con i tuoi logori arnesi.

Se saprai fare un solo mucchio di tutte le tue fortune
E rischiarlo in un unico lancio a testa e croce,
E perdere, e ricominciare di nuovo dal principio
senza mai far parola della tua perdita.
Se saprai serrare il tuo cuore, tendini e nervi
nel servire il tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,
E a tenere duro quando in te non c'è più nulla
Se non la Volontà che dice loro: "Tenete duro!"

Se saprai parlare alle folle senza perdere la tua virtù,
O passeggiare con i Re, rimanendo te stesso,
Se né i nemici né gli amici più cari potranno ferirti,
Se per te ogni persona conterà, ma nessuno troppo.
Se saprai riempire ogni inesorabile minuto
Dando valore ad ognuno dei sessanta secondi,
Tua sarà la Terra e tutto ciò che è in essa,
E — quel che più conta — sarai un Uomo, figlio mio!

 

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