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PENSIERI VIDEOLUDICI APPLICATI A CARLOS TEVEZ

Giocavi allo United, casacca rossa, numero 32 ed eri un ragazzino già grande. Oggi, come allora i tuoi valori sono da top player, certo che lo sono. 169 cm per 73 kg. Piede destro. Sei un attaccante di grande forza, abile nel dribbling, ed il meglio secondo me lo dai da trequartista, lì, dietro la prima punta. ATTACCO 84. In realtà noi, al tempo, ti posizionavamo in fascia. TECNICA 87. Io e Ivan nei ritiri prepartita ci davamo dentro alla Play. Red Devils modulo 4 3 3. DRIBBLING ACCURATO 88. Esterno destro o sinistro a seconda dell’avversario poche volte ti abbiamo inserito come punta centrale. TECNICA DI TIRO 86. Rendevi che era un piacere. DRIBBLING IN VELOCITA’ 87. Si vedeva che eri più piccolo degli altri, ma accelerazione e qualità compensavano la tua altezza sotto la media. ACCELERAZIONE 84. STAMINA 85. La buttavi dentro spesso e in tutti i modi. EQUILIBRIO 90. Già ti reputavo un grande nonostante ti avessi visto giocare poco, molto poco: forse era il tuo volto scolpito dalla vita o forse la tua crauta cicatrice al collo che nel videogame era del tutto assente. O forse era soltanto il tuo sguardo famelico che avevo intravisto in sporadici servizi televisivi sul calcio estero che mi rimase impresso.  Mi sei sempre stato simpatico. I tuoi occhi hanno sempre parlato chiaro, gli occhi sul campo non mentono mai. Dentro devi avere tanta di quella forza, agonismo che giocarti contro deve essere soltanto un piacere. A me piace l’agonismo e tu oltre ad essere uno dei migliori sei un agonista al quale piace il duello fisico, il contatto, il contrasto. In ProEvolutionSoccer, al tempo, alla voce “AGGRESSIONE” per descrivere la tua grintosa e anomala attitudine difensiva avevi il valore corrispondente a 82/100. Miei cari programmatori, perché? Perché 82/100 quando la belva è belva? 100/100 ecco quello che ti spetta. Te lo do io il massimo dei valori, perché tu ogni domenica hai qualcosa da dire, qualcosa che viene da dentro, dal profondo. Si vede da come attacchi la porta, da come non molli mai, da come ti dimeni sotto i difensori che la mettono sul fisico. Argentino cresciuto tra risse e omicidi, sei distante anni luce dalle mie modeste e tranquille radici e per questo ti stimo, perché tu sei cresciuto su strade pericolose. Non devi aver avuto una vita semplice, questo è poco ma sicuro. Al tempo quando ancora ti utilizzavo con il joystick, bazzicavo “svogliato” la media classifica della serie B e ti potevo ammirare solo alla tv. Al tempo, potevo solo utilizzarti a mio piacimento in una simulazione virtuale. E tutto ciò forse è servito: si. Forse in qualche modo le prestazioni videoludiche mi hanno avvicinato nel mio bizzarro immaginario a quella che oserei definire un rispetto sportivo incondizionato nei tuoi confronti. A me piace mettere i soprannomi, così, per gioco. Lo so tu ne hai uno stupendo che conoscono tutti ma io ed Ivan, durante le battaglie infinite in un 2 vs 2 con Palmiro e Vito, avevamo iniziato col chiamarti Porcelino. Ci garbava Porcelino. Partivi sempre da esterno, pressavi bene, attaccavi alla grande. Gli uno due erano il tuo forte e noi ti sfruttavamo al meglio. Per non parlare dei contropiedi… Non prendertela a male, Porcelino è solo un soprannome da Barsport. E quando commentavamo con una pessima telecronaca il tuo operato attraverso le nostre dita erano solo parole positive. “Non toccate il Porcelino per favore” “Porcelino sei sempre il numero 1”,”Grande Porcelino!!!”. Il Porcelino era una certezza, titolare quasi inamovibile, anche se la freccetta della condizione fisica virava verso il basso non c’era sostituto che poteva prendere il tuo posto. Eri il nostro pezzo da 90. Ma ora Porcelino, ora, dopo diversi anni nei quali ne è passata di acqua sotto i ponti ho l’onore ed il privilegio di giocare contro di te. Che fortuna! Non vedo l’ora domani di conoscerti da vicino e di scoprire i tuoi segreti, fissare i tuoi occhi, scrutare il tuo volto e si, anche intravedere quella tua evidente cicatrice. Lottare contro di te, sentire la tua anima. Spero vivamente di divertirmi come non mai. Tu bianconero ed io granata. Tu sei un granata con la maglia bianconera. Non vedo l’ora Carlitos di contrastarti, fammi vedere quello che sei, l’animale che ho intravisto tra le pieghe de tubo catodico e nei codici di programmazione di un videogioco ultraconosciuto. Perché tu dentro hai qualcosa che non sempre si scorge nei campi di gioco. Non vedo l’ora di fare a sportellate con te, Apaches. O Tevastador. O El Diablo. Non vedo l’ora di incontrarti, Carlos Tevez.

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