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INCONTRO RAVVICINATO

Reginaldo sta per calciare di prima intenzione dal limite dell’area. Nel momento in cui si coordina e flette la gamba destra per caricare il tiro mancino io che mi trovo qualche metro più avanti e defilato alla sua sinistra in linea con l’ultimo difensore decido di accompagnare la traiettoria della sfera, impossibile ma magari fa la cagata. Il tiro, non potente ma dotato di un leggero effetto a rientrare si avvicina al portiere bianconero ed io che ho seguito l’azione, magari fa la cagata, non credo ai miei occhi.  Il numero uno juventino che si era tuffato con la solita naturalezza e tranquillità era stato beffato da un rimbalzo apparentemente normale che in realtà aveva delineato una microvariazione della traiettoria naturale proprio davanti a lui. Clamoroso! Non era riuscito a trattenere quel tiro la cui pericolosità ritenevo minima vista le indiscusse ed assolute doti del portiere in questione. Non era una cagata, forse una mezzacagata, di certo un’anomala ingenuità. La sfera non domata quindi stava percorrendo una traiettoria diversa uscendo dalla visuale di porta ma avvicinandosi alle zolle che stavo per calpestare. Getto tutto me stesso, nelle minime possibilità che quell’anomala ingenuità mi aveva offerto, attratto da un evento che ho solo immaginato e che nel giro di qualche attimo si avvera come un sogno. In pochi attimi sento un flash emotivo, in pancia, che mi spalanca un mondo mai visto prima: perché in quel centesimo di secondo in cui vedo ad occhi aperti una porzione di porta vuota e la possibilità di insaccare il mio secondo gol stagionale ho alla portata (forse) una delle più grandi occasioni della mia vita: portare in vantaggio allo Stadium il Siena a 5 minuti dalla fine della partita, segnare allo Stadium, segnare a Gianluigi Buffon.  Aumento la corsa cercando di arrivare il prima possibile sul pallone mentre deduco dal suono vocale collettivo dello stadio che la totalità delle persone presenti ha gli occhi incollati su di me e sull’esito sconosciuto della mia azione offensiva. La posizione non è semplice ma neanche impossibile. Ora sono davanti a lui. Io pronto a calciare e Buffon nel tentativo di rimediare all’anomala ingenuità. Io e il mio flash emotivo. Gianluigi Buffon. Le minime possibilità in cui mi ero gettato si riducono drasticamente: perché la sua istintiva e furiosa reazione annulla spazi e tempi di calcio. Istantaneo, il gesto difensivo compiuto diventa ai miei occhi una mostruosa dimostrazione di forza e il linguaggio del suo corpo annienta le mie ridotte speranze al gol. Negli ultimi nanosecondi disponibili decido come al solito di calciare forte con il piatto del piede sinistro ma lui, in uscita bassa, riesce con la punta del guanto a sfiorare la palla mandandola all’esterno alto della rete. Attimi di silenzio, se di silenzio si può parlare. Io urlo, chiudendomi come un guscio con la testa bassa come è mio solito in situazioni di elevata trance agonistica; la voce esce rauca nei pressi della curva juventina indirizzata verso l’erba, lì a bordo campo dove concludo il mio tentativo offensivo imbattendomi in un inaspettato incontro ravvicinato che poteva, almeno nella mia testa e giusto per qualche ora, cambiare le sorti della gara e della mia vita. E’ sempre zero a zero, ancora cinque minuti, magari portiamo a casa un punto.  

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